Cari Amici,
peccato - o per fortuna - non avere avuto tra le mani un appareccho fotografico questa mattina presto su una piazza Venezia più fredda del solito: avrei potuto riprendere una scena dolorosa e simbolica. Come saprete, sebbene agghindato con dubbio gusto, tra lucine e stelline e renne e babbo natale e gesù bambino - che a Roma tutto fa brodo - un albero vivo e vegeto, bellissimo e fronzuto, aveva sostituito in tutta fretta la penultima cialtronata dell'amministrazione capitolina, cioè una sorta di cono nuziale, che per espressività e valore artistico ricordava la terzultima cialtronata, quella della statua del papa alla stazione Termini.
Orbene, questa mattina, passate le festività, il bell'albero veniva smantellato... segandolo in pezzi. Segato vivo. Il suo moncone centrale, oggi alle 7:30, si levava come una bestemmia nel cuore di una Capitale umiliata, come un lamento muto nel cuore dell'Italia, e come la desolazione di una prostituzione grottesca di quel che una volta si chiamava cultura, società, civiltà. Intorno si davano da fare nani inconsapevoli.
Sull'autobus solo un barbone, uomo che ha ancora dignità nel sangue, ha esclamato il suo disdoro: "Ma non si vergognano?". L'impressione era forte, ma noi ci siamo ormai abituati a tutto, no? Che differenza fa, in fondo, se un pezzo vivo della spettacolare crocifissione del mondo viene smantellato brutalmente, quando sono le nostre vite che se ne stanno andando nella fogna e nel circo? Noi ci siamo occupati dei platani secolari del Lungotevere che verranno abbattuti per costruire parcheggi - ma che differenza fa? Perché non definitivamente? In fondo, come non assuefarsi a tutto, dopo la morte della politica, dell'arte, e della filosofia, l'incarceramento delle città e dei pensieri, le bombe intelligenti delle guerre umanitarie, i bailout a sostegno dei ladri?
Vi e mi auguro allora un 2012 di sveglia, di studio e di lotta. Per la vita e la bellezza. Se preferite per la verità, la giustizia, l'umanità... purché concrete. Un 2012 di cultura senza c maiuscola né retorica alle quali possano appigliarsi i tanti omuncoli che ovunque strisciano vittoriosi. Sebbene siamo stanchi, limitati, a volte persino incatenati, auguro a tutti di riuscire a donare il meglio di noi stessi alla vita - per riaverla indietro - in questo 2012 che come la notte del solstizio promette di essere il più buio e il più lungo - degno ricetto di speranza.
Stefano Serafini
Direttore del settore Ricerca - Società Internazionale di Biourbanistica


